Al momento stai visualizzando Quando si giocava per le strade

Quando si giocava per le strade

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Diari
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Kir One

A cosa servono i diari, se non a raccogliere i nostri ricordi, i pensieri, le speranze. Io arrivai a Roma nel mese di Agosto del 1960, la città era in pieno subbuglio per le Olimpiadi, ma io non sapevo nemmeno cosa fossero. Avevo solo 6 anni, ero uno di quegli stranieri che arrivavano dall’estremo sud, la Sicilia. Sui documenti di mia madre c’era scritto Italiana, ma cosa poteva significare per noi, eravamo stranieri in patria. Ricordo che mia madre fu aiutata inizialmente da una sua cugina nel cercare casa, e dal cortile lasciato in Sicilia, improvvisamente mi ritrovai in una camera da dove potevo uscire solo se mia madre me lo permetteva. Non è che la cosa mi desse fastidio, del resto Mamma mi adorava emi sentivo al sicuro con lei, ma avevo voglia di guardare cosa ci fosse dietro a quella porta bianca, per me solo un corridoio che mi portava verso l’ingresso di quella casa misteriosa, per andare a scuola. Era il 1960, poi venne il 1961 ed infine il 1962. Nel 1963 finalmente mia madre affittò un appartamento dentro un nuovo palazzo altissimo, tanti palazzi altissimi, ci trasferimmo in una nuova zona, dove non c’erano le strade, ma soltanto un grande spazio di terra dove passavano camion, tantissimi camion. Era la nuova zona del Nuovo Salario.
Ero diventato più grande e mamma, mi lasciava uscire quando volevo, bastava che io facessi i compiti e che non mi sporcassi, ma soprattutto non dovevo allontanarmi. Certo Mamma, stai tranquilla, sto solo fuori il cancello; il problema era che il cancello racchiudesse 5 portoni di altrettanti palazzi, ma soprattutto che fuori quel cancello ci fosse quella grande “strada” di terra dove passavano camion. Come poteva essere possibile non uscire per vedere cosa ci fosse oltre?
Buche, grandi buche che impedivano di giocare a pallone, ma d’invero, ecco il miracolo, diventavano piccole piscine dove con gli stivaloni di gomma era possibile giocare alla battaglia navale con i pezzi di legno che si trovavano li intorno, e sassi di tutte le dimensioni. Dirò poco! Scoprii che quei camion, che passavano continuamente, servivano per costruire altri palazzi ed allora via, tutti quanti a correre per vedere come fossero quei palazzoni bianchi che somigliavano ai nostri, ma che custodivano un segreto “I Portici”.
I portici erano semplicemente un lunghissimo spazio circondato da quei palazzi con tante serrande, che sarebbero diventate locali per negozi di scarpe, alimentari, librerie, cartolerie un grande magazzino chiamato CIM (Centro Italiano Moda), che nel tempo divenne un supermercato popolare. Io sotto quei portici ci andavo ogni giorno, eravamo una banda di bambini prima che successivamente divenne una banda di ragazzi innamorati delle amiche, che parlavano dei loro sogni , ma anche che si sfidavano quotidianamente a calcio , a corsa, a vivere. Di quello spazio è rimasto ciò che vedete nelle foto, e vi giuro che vorrei tornare indietro nel tempo , per impedire che diventasse un luogo privo di vita.

Portici-Monte-Cervialto-2-1.jpeg Portici-Monte-Cervialto4-0.jpeg

Lascia un commento