Monkeybralf
Non avrei mai immaginato di poter intitolare l’articolo in questo in questo modo. Una volta si diceva:<<peggio di così si muore>>; ma purtroppo da quello che vedo non credo si possa ancora dire in questo modo.
La favoletta riguardante la speranza, costruita a perfezione per mantenere attivo l’effetto placebo di una aspirazione di riscossa, è sempre stato un metodo efficace per impedire che la piramide sociale non venisse capovolta.
La religione, quest’oppiaceo coinvolgimento popolare, dalle mille forme e significati, ci conduce in luoghi di aggregazione dove sostiamo in solitaria meditazione, e credetemi, non si tratta solo dell’attesa di chissà quali messia, ma anche di condottieri e giudici equanimi e solidali. Le menzogne regalate a profusione attraverso promesse impossibili da mantenere, ci hanno segnato per millenni, eppure eccoci qui, a sperare ancora… e ancora… e ancora, fino a quando, stanchi di sperare, la vita stessa, in un unico atto di pietà ci raccoglie a sé.
Lo so, appaio blasfemo, e forse lo sono, ma non crediate che lo sia realmente, forse la mia è solo una riflessione stanca e disillusa dopo una vita passata ad immaginare un futuro che non si è mai avverato.
Figlio della seconda generazione post-bellica, per intenderci quella che vide la “Rivolta Giovanile” parigina del ’68, seguita da una vera rivoluzione del ’75, che diede alla luce molti mutamenti in Italia, e soprattutto allo scampato pericolo di una vera insurrezione in Italia capeggiata dalle BR, ho sperato fermamente che nel nostro Paese, ma anche nel mondo intero, le cose cambiassero radicalmente. Questa visione, che potrei stigmatizzare come clericale, dato che la mia speranza ripercorreva i sentieri segnati dai Vangeli, e non solo, mi riempiva di speranza e fiducia, convinto che l’uomo non avrebbe commesso nuovamente gli errori di sempre. Un vero sognatore sconsolato ed affranto in stile Leopardiano.
L’uomo non impara perché presuntuoso com’è, non coglie gli errori delle generazioni passate, anzi con fare che potremmo definire “profetico e imbonitore”, circuisce quella base che lo sostiene e che egli stesso utilizza per i propri scopi.
Oggi ne vediamo gli effetti in quelle azioni che portano a guerre scellerate, prive dell’anima necessaria che possa rafforzarne lo scopo, non per la libertà quindi, nemmeno per il principio della potenza stessa, ma solo per avere una statua di cera nel museo di Madame Tussauds, a Parigi, o magari sul Monte Rushmore.
Potenti e vanagloriosi, incitano piccoli lacchè a combattere guerre con armi, leggi, minacce, o prevaricazioni, solo per ottenere uno spot luminoso.
SI scontrano contro tutti, antichi amici e nuovi nemici, ombre assassine e soprattutto contro l’oblio della loro piccola esistenza.
Guerre! Guerre per vendicarsi, per occupare e guerre per sopravvivere. E’ proprio la sopravvivenza che da millenni ha spinto a uccidere, a sterminare, ed alla sopravvivenza per il cibo, si è passati alla sopravvivenza culturale, ed etnica. E’ un vero rimbalzarsi di accuse stilate ad hoc per sopravvivere sterminando.

