Monkeybralf
Sono sincero, quando l’ingresso dell’IA (AI) nella nostra vita divenne fattivo, il mio primo impulso fu di guardarmi intorno nella speranza che tutti i semafori divenissero verdi o rossi contemporaneamente, e farmi un mare di risate. Istinto omicida? No, assolutamente, avevo semplicemente immaginato di poter guardare un vecchio film muto, ma in chiave moderna, dove le bucce di banana ricoprivano i marciapiedi, o semplicemente tonnellate di ottima panna veniva spalmata in faccia a protagonisti e comparse.
Nulla di tutto questo, ma una cosa comunque mi fu immediatamente chiara, ovvero :<<che da l’indomani saremmo diventati tutti più stupidi.>>.
Guardate, io non sono assolutamente contrario alla tecnologia o al miglioramento della vita, semplicemente mi chiesi a cosa servisse una nuova forma di intelligenza, dato che il nostro creatore, qual si voglia, ce ne aveva già fornita molta e soprattutto in maniera incrementabile.
Facendo un rapido calcolo e soprattutto basandomi su dati elaborati con statistiche ed algoritmi, la popolazione entro il 2026, sarebbe arrivata a 8,3 miliardi di unità. Quanti di loro saranno tagliati fuori dal mondo lavorativo? Nessuno, anzi l’incremento dell’uso esponenziale dell’IA, porterà a nuove figure professionali, ma con un unico ma macroscopico problema, l’aggiornamento.
Nuovi studi, nuovi corsi didattici, nuovi percorsi professionali, amplieranno quelli preesistenti, rendendo desuete alcune figure professionali o lavorative in genere; ecco quindi l’auto guidata da un computer, aerei che avranno al comando piloti che serviranno solo a digitare su tastierini e girare manopole, perdendo lo status di padroni dei cieli, scadendo a tassisti teleguidati. Non credo sia un bel programma per coloro che hanno imparato materie meravigliose come astronomia, elettrotecnica, comunicazioni, lingue, aereodinamica, fisica, ingegneria aereonautica e mille altre cose, ma soprattutto a dominare macchine enormi.


