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5 Ragazzi, un muretto, e una chitarra

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Kir One

Non direi nulla di nuovo, se parlassi degli anni ’70 come degli anni d’oro della disubbidienza e della libertà ad ogni costo. Personalmente li ho vissuti con un impeto di assoluta indipendenza da qualsiasi regola, che i retaggi degli anni precedenti cercavano ancora di mantenere dopo il ’68; ma che, vuoi per una nuova visione culturale, ma anche per una singolare agiatezza acquisita dagli anni ’60, ci permettevano d’inneggiare alla rivolta e alla pseudo eguaglianza sociale.

Cosa è rimasto di tutto ciò? Credo poco o nulla, se non la rabbia di alcuni che purtroppo, per via delle ineluttabili convenzioni sociali, sono costretti ad apparire, settantenni, con capelli lunghi e imbiancati, ma con abiti d’alta sartoria. Lo so, il mio è un discorso che potrebbe essere definito qualunquista, ma a me non frega nulla di questa ghettizzazione ideologica, dato che sono un uomo qualunque, con un destino equanime a quello di tutti gli altri. Spesso, però, rabbrividisco quando sento accenni al presente, ovvero il 2026, come se fosse il tempo di un rinnovato Illuminismo, ma che porta in seno la torbida fanghiglia dell’oscurantismo più bieco, quello di Torquemada, e del Re Mida. Via gli Zingari, sporchi compagni (anche se ancora non si è riusciti a capire che il Comunismo è rimasto solo nei libri di storia), ma anche abbasso i fasci… quali? Ah! Forse voi parlate di quelli vestiti di nero con la mano tesa che vogliono fuori dai coglioni i “negri” gli “ebrei” e tutti quelli che sono gli altri. Illuminismo, si, illuminati dai flash delle esplosioni; dov’è la conduzione del “buon padre di famiglia”, quando la famiglia è pressoché smembrata? Dove sono le istituzioni scolastiche delegate al sostegno e all’apprendimento dei nostri figli, laddove un pugno di genitori aggrediscono gli insegnanti per un 6, già richiesto negli anni 70, come 6 politico? Oggi si cerca di tornare sui propri passi chiedendo aiuto alla politica e ai sociologhi, che rifondino gli “oratori”; sarebbe magnifico creare dei centri di “accoglienza e sostegno” per i ragazzi, ma di San Filippo Neri ce né stato uno solo, e quelli che vorrebbero emularlo vengono costantemente tacciati di invadenti manipolatori.

Io ho frequentato gli oratori qui a Roma. L’Ateneo Salesiano e Santa Teresa a corso d’Italia, erano posti dove di chiedeva solo di essere sereni, giocare, e ascoltare, senza mortificare gli altri bambini. Esisto tutto questo oggi? Non credo, basta leggere quel corollario fetido di post sui social, ma per fortuna non tutti sono di questa pasta. Esistono persone che gradiscono la socializzazione amichevole, la musica tra amici, come erano una volta i ragazzi, quei ragazzi che giocavano a pallone in mezzo alle piazzette, che ascoltavano le note strimpellate sulle corde della Eko, ma che guardavano le ragazze con tenerezza e passione, quasi vergognosi di prenderle per mano, tutti seduti su di un muretto.

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